Metamorfosi del lavoro, migrazioni, resistenze

1° Conferenza nazionale dei/delle dottorandi/e in scienze sociali   

Padova 23-25 giugno 2016

I profondi cambiamenti dei modi della produzione e della loro geografia avvenuti nel corso degli ultimi decenni, insieme ai processi di finanziarizzazione e di trasformazione delle economie in sistemi trasnazionali, hanno fortemente inciso sui diversi regimi di lavoro, accelerandone la moltiplicazione e l’interconnessione reciproca e intensificando la mobilità di merci, capitali e persone.

Al contempo, il processo di mercificazione del lavoro vivo e della cooperazione sociale – visibile soprattutto nella crescente porosità dei confini tra tempi e spazi di lavoro e di vita, ha spinto alcuni autori a parlare di un processo di “femminilizzazione del lavoro”, inteso come la generalizzazione del modello di lavoro domestico – non pagato- delle donne che, visto da questa prospettiva, appare come un “archetipo della produzione contemporanea” (Morini 2010). La proliferazione di contratti di lavoro precari (lavoro autonomo, rapporti atipici, forme di collaborazione singola), e di modelli organizzativi d’impresa che mettono al centro gli aspetti relazionali e il coinvolgimento del soggetto, sono in questo senso esemplari.

In questo contesto s’innesta l’attuale crisi economica globale che è stata accompagnata, in Italia e più in generale in Europa, da un profonda ristrutturazione del mercato del lavoro, della spesa pubblica, e degli assetti istituzionali e politici. In generale, la crisi sembra aver accelerato il processo di smantellamento dei sistemi di welfare nazionali, di flessibilizzazione e di precarizzazione del lavoro estendendo, al contempo, il processo di mercificazione a sempre più numerosi ambiti dell’esistenza.

Agli effetti della crisi come l’aumento del tasso di disoccupazione, della precarietà occupazionale (e quindi di reddito e esistenziale), la ripresa delle emigrazioni e l’incremento del ricorso agli ammortizzatori sociali, si sommano anche il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, l’esacerbarsi delle disuguaglianze e l’aumento delle povertà, conseguenze soprattutto visibili nei paesi del sud Europa. Le politiche di austerità messe in campo in risposta alla crisi, sembrano infatti averne trasferito i costi economici e sociali sulle spalle dei lavoratori, drenando ricchezza dal basso verso l’alto. Da questo punto di vista, la strategia elaborata durante gli anni della crisi sembra avere come obiettivo la generalizzazione del modello di organizzazione e gestione finora proprio al lavoro migrante (Gambino 2015), caratterizzato dal continuo stimolo verso l’informalizzazione dei rapporti di lavoro, l’indebolimento della rappresentanza e l’erosione di diritti e tutele sociali.

Nondimeno, la crisi economica ha avuto un impatto anche sul lavoro migrante. Se da un lato, infatti, quest’ultimo ne ha pagato il prezzo più alto, in termini di licenziamenti e di intensificazione dello sfruttamento, dall’altro la crisi ha accelerato, in particolare per le mansioni scarsamente qualificate e caratterizzate da bassi salari, il processo di sostituzione dei lavoratori autoctoni con lavoratori migranti. La ghettizzazione occupazionale di quest’ultimi e più in generale la segmentazione del mercato del lavoro sono sostenute da processi di categorizzazione e subordinazione basati sull’intersezione di categorie sociali quali genere, età e colore della pelle, nonché dall’operare dei confini come dispositivi di inclusione differenziale (Mezzadra e Nielson, 2013).

Tuttavia, numerose ricerche empiriche hanno dimostrato che, in risposta al costante processo di subordinazione e disciplinamento, i lavoratori (migranti e non migranti) riescono a mettere in campo strategie di agency e pratiche di resistenza volte a contenere tale pressione. Pregresse esperienze migratorie, politiche e sindacali, conoscenza dei diversi sistemi istituzionali, forte predisposizione alla mobilità geografica e settoriale, permettono a lavoratori e lavoratrici di non subire passivamente gli abusi dei datori di lavoro. Al contrario, in risposta alla crisi del modello tradizionale di rappresentanza del lavoro e al costante tentativo di sottrazione dell’agibilità sindacale, questi sperimentano sempre più frequentemente nuove forme di organizzazione dal basso e orizzontali, capaci di trovare alleanze funzionali con altri segmenti della società civile e dei movimenti politici.

Sulla base di queste premesse, la sessione vuole ospitare contributi di dottorandi e dottorande che si sono occupati/e e si occupano, da un punto di vista teorico e empirico, delle trasformazioni del lavoro e della struttura occupazionale, del rapporto tra segmentazione del mercato del lavoro e migrazioni, delle (nuove e vecchie) forme di rappresentanza e della crescente informalizzazione dei rapporti di lavoro. Sono benvenuti i lavori relativi ad altri campi scientifici delle scienze sociali basati su approcci interdisciplinari.

Al fine di dare una struttura coerente alla sessione, si segnalano i seguenti temi (tale elenco non è  tuttavia da considerarsi come esclusivo o vincolante).

  • Trasformazioni del lavoro: implicazioni teoriche e pratiche;
  • segmentazione e moltiplicazione dei regimi del lavoro;
  • intersezionalità e gestione delle differenze;
  • mobilità lavorativa, razzializzazione e ghettizzazione occupazionale;
  • conflitti, resistenze e strategie di agency nei posti di lavoro;
  • sindacati e nuove forme di organizzazione e di rappresentanza del lavoro;
  • il lavoro nella crisi: disoccupazione, working poor e nuove emigrazioni;
  • giovani e nuove professioni: retorica od opportunità?
  • la mercificazione del lavoro tra precarietà e lavoro gratuito;
  • dall’occupazione all’occupabilità. Una nuova etica del lavoro?
  • processi di outsourcing: rapporti e condizioni di lavoro;
  • crisi e lavoro immateriale: creatività o standardizzazione?
  • lavoratori della conoscenza/knowledge workers.

 

Gli abstract, che non dovranno superare le 300 parole (bibliografia esclusa), potranno essere redatti in lingua italiana o in lingua inglese e dovranno essere inviati entro il 20 febbraio 2016 tramite mail a  phdconference.padova@gmail.com , indicando nell’oggetto: Metamorfosi del lavoro, migrazioni, resistenze”.

L’abstract dovrà presentare la seguente struttura:

titolo, autore/autrice*, testo, parole chiave.

* afferenza istituzionale e recapiti e una breve biografia (max 100 parole) dell’autore o dell’autrice. In caso di contributo con più autori/trici indicare l’afferenza istituzionale e i recapiti di tutti gli/le autori/trici

L’esito della valutazione sarà comunicato dagli organizzatori entro il 20 marzo 2016. Si ricorda che per la partecipazione al conferenza è necessario effettuare l’iscrizione (gratuita) che sarà disponibile sull’apposito form del sito a partire dal 20 marzo 2016 e fino al 30 aprile 2016. Per ragioni organizzative invitiamo i proponenti a iscriversi entro la data di scadenza[1].

Nella selezione dei contributi il comitato scientifico terrà conto della rappresentatività delle diverse discipline e per questo incoraggia anche l’invio di lavori relativi ad altri campi scientifici o basati su approcci interdisciplinari.

Gli autori e le autrici dei contributi selezionati dovranno far pervenire allo stesso indirizzo mail un relativo paper di max 35 mila caratteri (bibliografia e spazi inclusi) entro il 31 maggio 2016.

E’ premura dei referenti della sessione attivarsi per garantire la più ampia diffusione dei materiali raccolti anche attraverso un’eventuale pubblicazione scientifica dei contributi.

Coordinatori

Carlotta Benvegnù, dottoranda in scienze sociali, dipartimento FISPPA – Università di Padova

Francesco Iannuzzi, dottorando in scienze sociali, dipartimento FISPPA – Università di Padova

[1] Coffee break e spritz-time sono inclusi.

 

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